Fondo monetario internaizonale: la crisi in atto è choc...

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NEW YORK - La crisi finanziaria in atto e' "lo choc maggiore dagli anni '30'': per contrastare e limitare il contagio dell'economia reale serve "un'azione rapida e forte" da parte dei governi, anche perche' "i rischi per la crescita globale sono elevati". Le turbolenze, infatti, dovrebbero provocare un "profondo rallentamento" dell'economia statunitense, che non e' ancora in recessione grazie alla forte risposta delle istituzioni. L'Europa, con "piu' robusti" bilanci delle famiglie" e' attualmente piu' protetta da una brusca battuta d'arresto. L'analisi e' del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e contenuta nei capitoli analitici del World Economic Outlook, che sara' diffuso la prossima settimana a Washington in occasione del meeting annuale. "Per limitare le ricadute" della crisi finanziaria "sull'economia reale, e' di importanza fondamentale che i danni ai sistemi del credito sia negli Stati Uniti sia in Europa vengano rapidamente contenuti da misure di ampia portata: si deve agire velocemente piuttosto che consentire periodi prolungati di stress", spiega il vice direttore del dipartimento ricerca Charles Collyns. Ripristinare il capitale di intermediari finanziari, societa' di borsa e banche d'investimento "aiuta ad alleviare il rallentamento economico", visto che queste istituzioni giocano un ruolo essenziale "nella trasmissione degli choc finanziari all'economia reale": "E' cruciale - spiega il Fmi - che la politica adotti misure forti per rimediare alle turbolenze e favorire la ripresa del sistema finanziario". Ai governi il Fondo suggerisce un rafforzamento degli stabilizzatori automatici e della governance fiscale per far sì che le politiche di bilancio siano un piu' efficiente strumento anticiclico: "i paesi che vogliono adottare misure di bilancio discrezionali devono migliorare la situazione dei propri conti nei periodi di crescita economica e impegnarsi in modo credibile affinche' questi programmi di rilancio siano temporanei". Le recessioni o i repentini rallentamenti economici preceduti da turbolenze finanziarie, soprattutto quando queste turbolenze sono concentrate nel settore bancario, "sono generalmente piu' severi e prolungati" e "la situazione corrente negli Stati Uniti ricorda in qualche modo episodi precedenti di stress finanziario del sistema bancario che sono stati seguiti da recessione", aggiunge Collyns, sottolineando comunque che, se da un lato un "pronunciato rallentamento dell'economia statunitense e' altamente probabile", e' dall'altra parte vero che gli Usa non sono ancora in recessione, grazie alla risposta delle autorita' e alla solidita' delle grandi societa' non finanziarie. "La situazione presente di stress finanziario e' non solo una delle piu' intense e sofferte dagli Stati Uniti, ma una delle piu' diffuse, in quanto colpisce virtualmente tutti i Paesi: le recenti settimane sono state un periodo tumultuoso per i mercati finanziari globali e le implicazioni di queste turbolenze per le prospettive economiche mondiali presentano uno sfondo di grandi incertezze", aggiunge Collyns. "Il paragone fra le turbolenze attuali e gli episodi precedenti lascia intravedere che la possibilita' di un pronunciato rallentamento economico negli Usa e' molto forte", precisa ancora il Fmi sottolineando che l'economia di Eurolandia, "malgrado l'aumento dei prezzi degli asset e dei coefficienti di indebitamento", e' "piu' protetta da un forte rallentamento" grazie alla relativa "robustezza" dei bilanci delle famiglie. Sul fronte dell'inflazione, il Fmi segnala che i prezzi sono destinati "verosimilmente a restare elevati rispetto alle tendenze storiche": "nei paesi avanzati" i rischi inflazionistici "dopo essersi intensificati, stanno ora diminuendo rapidamente a causa dell'impatto deflattivo delle turbolenze finanziarie". . Pubblica gratuitamente i tuoi annunci entra in www.dimmidove.com
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